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Premessa: da qualche tempo sono virtualmente in contatto con Fulvia Cetrullo, direttrice dell’Istituto “Vivere montessori…anamente” di Pescara, insegnante montessoriana specializzata in tutte le fasce d’età dal nido alla scuola secondaria, coordinatrice   e formatrice Montessori e molto altro, un valido punto di riferimento per chi come me ama il metodo Montessori e vuole conoscerlo in modo approfondito.  Ho scoperto Fulvia per caso navigando su Facebook e ho iniziato a seguire la sua bacheca: interventi interessanti su argomenti relativi al metodo montessori, foto e video di bambini della sua scuola concentrati a leggere, scrivere o imparare a contare , visi sorridenti e bambini sereni.  Più la seguivo e più mi rendevo conto di quanto sia potente questo metodo e di quanta passione e lavoro ci sia dietro a ad una scuola che applica il metodo Montessori: ho scoperto una donna preparata, intensa, appassionata e molto disponibile. Ho chiesto così a Fulvia se avesse tempo di scrivere per il mio blog e con mio grande piacere ha acconsentito! Ieri mi ha inviato questo testo sui capricci che convidido con voi con molto piacere. Ringrazio ancora Fulvia per aver dedicato il suo tempo a scrivere questo articolo, buona lettura a tutti voi.

 

 

 

Fulvia Cetrullo

I CAPRICCI SECONDO MARIA MONTESSORI – ARTICOLO SCRITTO DA FULVIA CETRULLO

Il capriccio è l’ incubo  più grande dell’adulto,  di fronte ad un bambino urlante, senza freno ci si  sente persi e la prima domanda è: dove ho sbagliato? Sono stata una cattiva madre? Forse mi odia? E’ necessario allontanare  questi pensieri, non è affatto così, siete  dei bravi genitori, esseri umani che fanno del loro meglio, e se errori ci sono stati, sono stati errori di natura inconsapevole.

Non si nasce genitori, nessuno riceve, dopo la nascita del bambino, un libretto d’istruzione.   I capricci possono far perdere il controllo a voi genitori e ai vostri figli, ma ricordatevi: uno dei due deve comportarsi da adulto, e quello siete voi. Il pianto nel neonato non è un capriccio ma l’unico modo di comunicazione che ha, quindi è fondamentale fermarsi e cercare di capire la causa del pianto che sono varie

Le più comuni sono la stanchezza, la fame, la tensione emotiva o un malessere fisico. A volte i capricci sono un vero e proprio strumento per mettere alla prova  i nostri limiti, vedere come reagiamo o per comprendere i “confini” del loro potere.

La Montessori nega l’esistenza del capriccio così come noi adulti l’intendiamo, cioè un comportamento negativo e irrazionale. Ella afferma che   il capriccio è una difficoltà di comunicazione (comunicazione non efficace), l’espressione di un desiderio del bambino perfettamente logico ed  equilibrato che l’adulto non comprende, o non ha compreso. La mancata comprensione, specie nel caso di un bambino piccolo, è dovuta alla sua incapacità di comunicare chiaramente (in maniera a noi comprensibile), il linguaggio non è ancora chiaro, e spesso  limitato all’utilizzo di sole parole effusive.

D’altra parte  noi adulti siamo sicuri di essere sempre disposti all’ascolto? Quante volte sempre in fuga o sempre occupati non ci fermiamo ad ascoltare nel vero senso della parola, a cercare di capire cosa vuol dirci? Quante volte nella sua superbia  l’adulto ritiene di essere il solo, l’unico a sapere perfettamente di cosa ha bisogno il bambino, di conoscere i suoi  tempi e i suoi modi di sviluppo? E’ chiaro che se i capricci sono una manifestazione di malessere fisico, basterà prendere tutti quegli accorgimenti, quelle risoluzioni necessarie. Negli altri casi possiamo parlare di:

  • una vera e propria lotta di potere: è un mezzo usato per cercare di esercitare un controllo in una circostanza in cui i bambino ha l’impressione di essere impotente, in cui si sente solo in balia di sé stesso
  • Il bambino è disorientato perché i messaggi che gli giungono dall’adulto non sono chiari, sente la mancanza di una guida sicura, è spaventato.
  • Il bambino sta cercando di comunicarvi il suo bisogno di autonomia, la sua voglia di fare da solo, di avere il suo spazio di azione senza il vostro continuo intervento (Aiutami a fare da me)

Sta cercando di comunicarci qualche cosa!!! Come afferma la Montessori:

Se ci troviamo di fronte a bambini difficili o capricciosi, cerchiamo la ragione del loro carattere nella vita che hanno vissuto precedentemente ( Montessori La mente del bambino pag.195)

Allora cosa fare?

Per prima cosa dovete rimanere calmi e cercare di capire cosa vuole dirvi, non dovete urlare o strattonarlo; in questo modo farete solo il suo gioco, e al contempo gli starete mancando di rispetto; ricordatevi che siete voi gli adulti e da adulti dovete comportarvi.

Accogliete il suo pianto, la sua disperazione, non lasciatelo solo, perché si sentirebbe abbandonato, aiutatelo a calmarsi, mantenete  la calma, trasmettendoli la sicurezza di cui ha bisogno.

Poi ci sono i rifiuti decisi di ogni regola accompagnati da lunghi pianti, spesso senza una lacrima, buttandosi per terra, arrivando ad aggredire sia altri bambini che lo stesso adulto con cui sta interagendo. Ecco a questo punto fermatevi e fatevi un esame di coscienza: chiedetevi se forse qualcuno ha illuso questo “piccolo tiranno” di avere un potere senza limiti che pretende di esercitare a suo piacimento. Quante cattive abitudini gli si è permesso di acquisire perché troppo piccolo per avere delle regole, o perché era più semplice e più comodo per voi adulti.

Regole, certamente poco numerose, ma necessarie  che però vengono viste come un’imposizione crudele verso il piccino o come impegno troppo gravoso per gli adulti, persi nei ritmi frenetici, perché ci vuole pazienza, disponibilità di tempo e volontà per far si che il bambino interiorizzi delle semplici norme. Quante volte si sente dire: “ma è piccolo, avrà tanto tempo per imparare a rispettare le regole” “Non ce la faccio a stargli dietro ho tante cose da fare, non ho tempo”. Ma improvvisamente ci si stanca di assecondarlo in tutto, lo si vuole diverso, lo si vuole “educato”.

Adesso si che dovete dargli tempo, molto più di quel tempo che prima gli avete negato: perdere le cattive abitudini è un lavoro estremamente faticoso; la fatica sarà certamente vostra, ma credetemi la loro sarà maggiore.

Ecco alcuni suggerimenti immediati per affrontare un capriccio:

  • Non ricorrete alla violenza: schiaffeggiarlo o sculacciarlo è solo il metodo per insegnarli ad essere violento
  • Non immobilizzatelo fisicamente: a meno che non ci siano pericoli per la sua incolumità e offritegli la possibilità di rimanere da solo, potrà aiutarlo a sbollire la rabbia, ma rimanete vicini, ad un certo punto sentirà l’esigenza di ristabilire un contatto con voi.
  • Evitate minacce e punizioni: di fronte ad un comportamento irragionevole queste  strategie non danno alcun risultato positivo. Anche se producono quasi sempre risultati immediati, raramente hanno effetti duraturi.
  • Non discutete: in quel momento non ha nessuna intenzione di ascoltarvi, sarà solo tempo ed energia sprecata.
  • Non mettetelo mai in imbarazzo e non prendetelo in giro per il suo comportamento: l’unica cosa che gli insegnerete in questo modo è  aggredire gli altri.
  • Non cercate di risolvere un capriccio in pubblico:parlate con lui in privato. Mostrerete cortesia e rispetto sia per il bambino che per le persone che vi circondano.

Un esempio concreto?Se siete al parco, cominciate ad avvertirlo che tra poco dovrete andare via, almeno 10/15 minuti prima, ripetendoglielo più volte; in questo modo il bambino avrà il tempo di metabolizzare e accettare la situazione, di gestire il dispiacere, di comprendere il tempo che passa.

Questi sono però alcuni suggerimenti per affrontare una situazione critica, adesso cerchiamo di capire come fare per  evitare l’insorgenza di questi comportamenti.

Per prima cosa concordate le regole fondamentali della famiglia, siate tutti concordi e i primi nel rispettarle. Per dare ad un bambino di pochi anni una regola che duri nel tempo occorrono:

  • Tono di voce basso e gentile
  • Semplici parole
  • Guardarlo negli occhi mentre si parla (abbassatevi alla sua altezza !!!)

Esponetele con un atteggiamento positivo senza farle sembrare delle proibizioni. Non dite “non fare questo”, parlate sempre in modo positivo, date invece indicazioni chiare su come comportarsi. Cercate di sorprendere il bimbo mentre fa qualcosa di giusto, incoraggiamolo e lodando anche i più piccoli passi nella direzione giusta.

Quando non rispetta  una regola:

  • Non rimproveratelo o minacciatelo
  • Non usate punizioni

Al contrario

  • Rammentiamoli  la regola
  • Chiediamogli di smettere con educazione ma con fermezza
  • Se continua interrompete l’azione
  • Riservate i “no” ai casi veramente importanti, per esempio vietando un’attività che potrebbe nuocere a lui o ad altri.
  • Non tornate mai sui vostri passi, se non volete perdere di autorevolezza.
  • In alcuni casi permettete al bambino di scegliere tra due alternative accettabili.
  • Prima di fare qualcosa spiegate i limiti

Come ho già detto cercate di limitare i “no” a cose veramente importanti, in questo modo eviterete sia che nella mente del bambino

il bene coincida con l’inattività e il male con l’attività” (Maria Montessori)

ed eviterete di stabilire proibizioni inutili come: “non giocare con l’acqua”. E’ assurdo pretendere che un bambino non giochi con l’acqua, è una vera propria violenza emotiva.  L’acqua ha per lui un richiamo irresistibile, ricorda il liquido amniotico, lo tranquillizza lo rasserena; è un elemento fondamentale di scoperta, esplorazione conoscenza del mondo che gli è attorno. Invece di negargli questa meravigliosa possibilità, prendetevi un po’ di tempo, soffermatevi un attimo per mostrargli come si aprono e si chiudono i rubinetti, o preparategli  un pentolino e una vaschetta.

Dategli, insomma la possibilità di sperimentare, di agire seguendo la voce del suo maestro interiore. Questa libertà lo aiuterà ad accettare il momento in cui dovrete dirgli: “adesso no”.

Autrice dell’articolo Fulvia Cetrullo

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