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Cosa pensava Maria Montessori dei PREMI e delle PUNIZIONI? E’ possibile educare senza ricompense o castighi? Dopo l’articolo scritto da Fulvia Cetrullo relativo ai Capricci ( Se desideri rileggere l’articolo sui CAPRICCI clicca qui) ecco un suo nuovo testo che tratta un altro importante tema a cui Maria Montessori ha dedicato una buona parte del suo lavoro:

I PREMI E LE PUNIZIONI

Come forse già sapete, sono virtualmente in contatto, da diverso tempo, con Fulvia Cetrullo, Direttrice dell’Istituto “Vivere montessori…anamente” di Pescara, insegnante montessoriana specializzata in tutte le fasce d’età dal nido alla scuola secondaria, coordinatrice e formatrice Montessori, un grande punto di riferimento nel mondo Montessori. Fulvia ha acconsentito di scrivere un nuovo articolo per il Blog di Vivo Montessori che condivido con voi con grande piacere, eccolo qui di seguito!

 

Una volta entrai nella scuola e vidi un bambino seduto in una poltroncina in mezzo alla stanza, tutto solo e senza far niente. E portava sul petto la pomposa decorazione della maestra. Questa mi raccontò che il bambino era in castigo. Ma poco prima aveva premiato un altro bambino, mettendogli sul petto la decorazione. Questi però, passando accanto al castigato l’aveva passata a lui, quasi che fosse una cosa inutile e ingombrante per chi vuole lavorare. Il castigato contemplava con indifferenza quel pendaglio, e si guardava intorno tranquillo, cioè senza affatto sentire il castigo. Questo primo fatto già dissolveva nel nulla i premi e i castighi: ma invece volemmo osservare più a lungo, e dopo una lunghissima esperienza trovammo ripetuto il fatto in modo così costante, che la maestra finiì per sentire una specie di vergogna tanto di premiare come di castigare quei bambini che rimanevano parimenti indifferenti al premio come al castigo. C’era un risveglio della coscienza, un senso della dignità che non esistevano prima.” (Il segreto dell’infanzia M. Montessori pag 167-168)

Già più di cento anni fa la Montessori aveva compreso che i premi e le punizioni  hanno  pochissima importanza per i bambini. Per questo motivo nelle scuole montessoriane non si fa uso di premi o punizioni. Inoltre è molto importante che i ragazzi “lavorino” spinti da una motivazione interna, da un interesse verso la conoscenza, da una sete di conoscenza che è insita in ogni essere umano sin dal momento della nascita, ma che si viene  a dissolvere nel momento in cui entra a far parte dell’organizzazione scolastica dove si studia per ottenere un buon voto,  una coccarda o una stella d’oro da mettere sul petto.

Che grave colpa ricade su noi insegnanti quando questo avviene, quando spegniamo nel bambino quella voglia di esplorare, sperimentare, conoscere. E’ un grande errore anche perché ci  toglie la possibilità di comprendere quali siano i suoi veri interessi. In questo modo si pone l’accento non sul nutrire lo spirito del bambino ma piuttosto sull’ottenere un voto buono all’esame, a memorizzare, senza spesso comprendere ciò che si è memorizzato.

Perchè accade questo?

Perché la psicologia comportamentista ha preso piede nell’ambito scolastico. Allo stesso modo lo ritroviamo nell’ambito familiare. In modo semplicistico il Comportamentismo afferma che chiunque può imparare qualsiasi cosa e che la mente del bambino è come una lavagna bianca. Inoltre focalizza la sua attenzione  solamente su una particolare prospettiva di apprendimento: un cambio del comportamento esterno si ottiene attraverso un apprendimento mnemonico (rinforzo e ripetizione). Il comportamento desiderato è ricompensato, il comportamento indesiderato è punito: parliamo quindi di condizionamento operante. La Montessori comprese i difetti del comportamentismo sia nel modo di insegnare (scuola), sia nel modo di educare  (famiglia). Il primo “difetto” che pose in evidenza fu che l’insegnante o il genitore rappresentava la persona dominante, incarnava la figura dell’adulto superbo ed arrogante da  cui ella sempre ci mette in guardia. Ecco quindi l’adulto che si sente superiore, che pensa e crede di essere l’unico depositario della verità in merito allo sviluppo del bambino. A ben vedere il focus è posto solo sul cambiamento di comportamento dal punto di vista esterno non tenendo in alcun conto i processi psichici di apprendimento che portano ad un cambio di comportamento e perciò non vi è alcun interesse per le emozioni coinvolte in questo processo!

 

Compiendo una rivoluzione totale la Montessori nel suo libro “Dall’infanzia all’adolescenza” ci dice che l’educazione non dovrebbe limitarsi  alla ricerca di nuovi metodi educativi per una trasmissione di conoscenza per lo più arida ma piuttosto fornire l’aiuto necessario allo sviluppo umano. Il metodo Montessori ritiene quindi importante offrire al bambino opportunità che incoraggino l’indipendenza e che siano basate sull’osservazione dei periodi sensitivi (cioè quei periodi nei quali il bambino mostra un fortissimo interesse per un determinato aspetto dell’ambiente). Quando questi periodi sensitivi sono soddisfatti, cioè quando il bambino ha la possibilità di seguire e rispettare i suoi bisogni e le sue necessità, il bambino è felice, soddisfatto, orgoglioso, sicuro; questo è un rinforzo sicuramente più forte di qualsiasi premio o lode.

Capisco che per molti genitori ed insegnanti possa sembrare impossibile o difficile che questo avvenga ma se analizziamo bene la punizione in realtà “migliora” solo in maniera apparente il comportamento del bambino perché è un comportamento imposto e non proveniente dall’animo del bambino, non frutto di una sua reale “conversione” , comprensione e libera scelta.

 

La disciplina non può essere imposta perché la vera disciplina nasce dall’interno, nasce dal lavoro scelto liberamente (Il lavoro manuale con un fine pratico aiuta ad acquisire una disciplina interiore), dal movimento coordinato e finalizzato, dalla concentrazione, dal rispetto verso l’altro e il suo lavoro, dall’aiuto reciproco, dal senso di appartenenza ad una comunità, dal sentirsi utile, dal sentirsi in grado di agire in modo costruttivo.

Possiamo quindi dire che per la Montessori la disciplina deve essere fondata sulla libertà e per questo motivo deve essere attiva, e il primo compito di noi educatori è far in modo che il bambino apprenda la differenza tra i bene e il male non confondendo il bene con l’immobilità e il male con l’attività.

Un individuo disciplinato non è colui che è stato reso artificialmente  silenzioso come un muto, o immobile come un paralitico: questo è un individuo distrutto dalla disciplina. Un individuo disciplinato è, al contrario, colui che è padrone di sé stesso e, pertanto, può contare su sé stesso quando è necessario seguire una regola.” (Maria Montessori)

L’adulto fa fatica a comprendere le difficoltà che il bambino incontra nel suo cammino verso la conquista dell’autodisciplina e l’impegno che deve porre in questo suo lavoro. L’errore più comune che commettiamo è credere che quando diamo un ordine ad un bambino e non lo esegue vuol dire che è un bambino disobbediente. In realtà la maggior parte delle volte non è capace di farlo o non può: il suo corpo e la sua mente non sono ancora connessi in moda tale che possa compiere la nostra richiesta. L’obbedienza è un atto di volontà, non di sottomissione. Perché si manifesti deve essere illuminata dalla ragione. L’obbedienza come atto di volontà è una forma superiore di obbedienza perché è un omaggio, una forma di riconoscimento, una manifestazione di amoroso rispetto; è una conseguenza di una scelta libera e non di un’ imposizione.

 

La Montessori nel suo libro “La mente assorbente” spiega che lo sviluppo dell’indipendenza attraversa tre fasi:

  • 1° fase: da 0 a 2 anni e mezzo: Il bambino obbedisce solo occasionalmente alle nostre richieste, perché è totalmente impegnato ad obbedire a una forte voce interiore che lo spinge verso il suo cammino di autocostruzione, e non può in alcun modo ignorare questo richiesta.

 

  • 2° fase: da 2 anni e mezzo a 5 anni: In questo periodo è presente nel bambino un forte e profondo desiderio di obbedire, ma non sempre può o è capace di farlo.

 

  • 3° fase: dopo i 5 anni: Il bambino ha conquistato pienamente il suo autocontrollo, la sua autodisciplina e è capace di fare quello che gli si chiede, sia dal punto di vista fisico ed emotivo, questo però non significa che lo farà.

Grazie Fulvia Cetrullo per aver scritto questo articolo.

Anna Pagnotta  – Vivo Montessori

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