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Ho chiesto a Cristina Lopez mia compagna di Corso all’Opera NazionaleMontessori per Educatrici di Infanzia 0-3 di scrivere un articolo per il mio blog nel quale raccontasse la sua esperienza vissuta presso il Micro Nido Montessori di via Nomentana a Roma.

Il Micronido Montessori, convenzionato con il Comune di Roma e gestito direttamente dall’Opera Nazionale Montessori, è una realtà molto importante perchè accoglie sia bambini udenti che non udenti; Cristina, dopo aver passato diverse ore in Osservazione proprio al Micronido, ha tratto alcune importanti considerazioni dalle quali poi è nata la sua tesina per l’esame finale del Corso.

Ho ritenuto fosse molto interessante questa sua esperienza e le ho chiesto di condividerla con i mie lettori, Cristina ha da subito accettato con entusiasmo questa mia idea ed ecco pochi giorni dopo il suo articolo dal titolo: “Il suo modo di pensare sono le mani”.

Buona lettura a tutti!

Mi chiamo Cristina Lopez ed ho 30 anni. Ricopro diverse figure professionali: sono laureata in Scienze della Formazione e dell’Educazione, sono Assistente alla Comunicazione, ed Educatrice Montessoriana.

Dopo aver lavorato diversi anni in asili nido, attualmente lavoro in proprio e durante la stagione estiva mi occupo di animazione nei villaggi turistici presso l’agenzia di animazione “ClubEsse”, dove ricopro il ruolo di responsabile Hero Camp (mini club).

Con Anna ci siamo conosciute al Corso Montessori lo scorso Ottobre 2015, e da lì è nata subito una bella amicizia. Andando avanti con i mesi ci siamo spesso ritrovate, anche con altre colleghe, Barbara e Paola, a doverci confrontare sui vari temi trattati al corso, ed in particolare, io mi sono avvicinata al concetto che Maria Montessori pensava dell’organo della mano.  “Il suo modo di pensare sono le mani”, è il titolo che ho dato alla mia tesina di fine corso, dove ho trattato il parallelismo tra l’educazione montessoriana e i bambini sordi segnanti.


Conducendo osservazioni presso gli asili nido montessoriani di Roma, sono stata ospite anche del Micro Nido di via Nomentana, asilo Nido convenzionato con il Comune di Roma e gestito direttamente dall’ Opera Nazionale Montessori, che accoglie bambini udenti e non udenti.

Mi ricordo ancora che entrando nella struttura, sono stata colpita subito da questi piccoli bambini che comunicavano con le mani (il termine tecnico è “segnavano”). Per me non era ovviamente una novità, essendo una Assistente alla Comunicazione, ma, devo ammetterlo, ogni volta è un’emozione diversa. Sono rimasta tutto il giorno incantata ad osservare una bambina di 3 anni sorda segnante, e da come “lavorava” con il materiale montessoriano messo a sua disposizione.

Era concentratissima e senza nessun motivo di distrazione. Ho deciso così di raccontare ciò che è avvenuto quel giorno e le sensazioni provate, sia nella mia tesina di fine corso ed anche in questo articolo del blog di Anna.

Da questo momento in poi chiamerò la bambina Maria, un nome di fantasia per tutelare la sua privacy.

Le attività sulle quali Maria ha lavorato non sono state molte, in quanto, avendole fatte nel dettaglio e con minuziosa precisione, le hanno portato via molto tempo. Trovo che già solo questo aspetto sia del tutto straordinario.

La prima attività che ha scelto quel giorno, è stata quella di “travasare l’acqua con l’imbuto, in due ampolle di ampiezza diversa”, la seconda, quella che poi mi ha colpita maggiormente, è stata “la pittura su stencil”: Maria si trovava accanto ad una bambina, aspettando che questa terminasse il suo lavoro, senza disturbarla o metterle fretta. Non appena la bambina terminò rimise in ordine e Maria iniziò la sua attività organizzando il suo spazio sul tavolo: ciotolina, panchetto, stencil, tempera, tampone, scotch e foglio.

 

Sono rimasta affascinata dalla precisione che ebbe Maria nel ricreare con il tampone l’immagine dello stencil sul foglio: alzò la sagoma dell’animale, la guardò e contemplò il suo foglio, ripetè l’azione 2/3 volte, infine rimise nuovamente la sagoma sul foglio, perfettamente in linea con il disegno che si era creato sul foglio, e gli diede un’altra passata di colore.

Finito il lavoro fece avanti e indietro dalla stanza al bagno per lavare ogni attrezzo utilizzato e fino a che non fu tutto perfettamente in ordine, non lasciò mai la sua postazione e non cambiò mai attività. Mi ha colpito (non riuscivo a non sorridere dietro il quaderno con il quale prendevo appunti), come ogni volta che Maria si alzava per mettere a posto un oggetto del suo lavoro ( es, per asciugare il vassoio si alzò a prendere il guanto), ovunque passasse, rimetteva in ordine tutto quello che era fuori posto, a partire dalle sedie, alla cesta contenente i tappeti che involontariamente un altro bambino aveva lasciato a terra. E ovunque passasse, offriva il suo aiuto se ce ne era effettivo bisogno: ad esempio ad un certo punto mi accorsi che un bambino non riusciva a sfilare un tappeto dalla cesta, senza che il cesto si rovesciasse, lei intervenì immediatamente dando una mano a quel bambino in difficoltà.

Quando poi siamo andati in giardino, Maria è diventata la “capo banda”, ha introdotto un gioco e tutte le bambine l’hanno seguita. Lei era divertita, ha iniziato a segnare senza sosta, tanto che le amichette in alcuni momenti hanno chiesto l’intervento dell’Assistente alla Comunicazione per aiutarle nella comprensione reciproca, sia di Maria verso di loro, che di loro nei confronti di Maria.

Questo aspetto mi è piaciuto moltissimo, perché in aula ogni bambino era un individuo a sé stante, un piccolo operaio lavoratore, ma fuori, in giardino, hanno creato subito il gruppo ed hanno giocato tutti insieme divertendosi tantissimo.

Un altro momento che ricordo con forte emozione, è stato il racconto di una storia, sulla scelta di un libro fatta dall’educatrice. Tutto questo avvenne con i bambini raccolti in un comodo salottino e con l’educatrice che narrò la storia.

In questo caso la narrazione verbale fu accompagnata dalla LIS (Lingua Italiana dei Segni), grazie alla figura dell’Assistente alla Comunicazione, per i bambini non udenti.

E’ stato fantastico assistere ad un momento di vera condivisione senza distinzione tra mondo udente e mondo non udente, che apparentemente può sembrare impossibile: come si può raccontare una storia nello stesso momento a bambini udenti e sordi, quando il canale comunicativo è quello verbale? E’ possibile!

Più la osservavo e più capivo quanto questo metodo sia valido, non solo per i bambini udenti, ma anche e soprattutto per bambini con deficit (uditivi, di apprendimento, ecc), perché mette a disposizione del bambino tutto quello di cui necessita (materiale educativo), senza dover ricorrere a mezzi esterni, quali le educatrici che in alcuni casi ( es. problemi di comunicazione) possono essere motivo di vera difficoltà e frustrazione per il bambino stesso.

In questa bellissima esperienza che ho avuto la fortuna di vivere, ho visto concretizzarsi le parole di Maria Montessori:

“La mano è lo strumento della personalità, l’organo dell’intelligenza e della volontà individuale.”

Maria Montessori

Il bambino sordo segnante, usa le mani per comunicare (LIS), quale miglior testimonianza di una mano che lavora, altro concetto straordinario che lega i due mondi montessoriano e bambino sordo. Purtroppo non ci sono testi dove Maria Montessori parla esplicitamente di bambini sordi e del metodo come aiuto alla loro educazione, ma trovo molto interessante quello che ella pensava del linguaggio, e vorrei riportare un parallelismo tra il pensiero di  Noam Chomsky e la stessa Maria Montessori.

N. Chomsky, sosteneva che l’uomo ha ricevuto un dono esclusivo dalla natura: la capacità innata di “assorbire” in modo del tutto spontaneo la lingua di appartenenza. Nei suoi celebri studi sulla linguistica generativa, conclude che il bambino non apprende affatto il linguaggio per imitazione o per sforzo volontario, ma lo fa attraverso regolatori innati che facilitano enormemente il compito.

Una scoperta fondamentale che in realtà trova le sue origini in concetti che già tempo prima Maria Montessori aveva enunciato, sostenendo che è lo sviluppo e non l’insegnamento che permette al bambino di potenziare questa straordinaria facoltà. 

Il bambino sordo può apparire come un bambino che non sa e non può comunicare “non sentendo”, ma non è così! La risposta sta proprio nelle sue mani! Il bambino sordo, spinto da un desiderio interno di comunicare, inizia a “parlare con le mani”, per farsi comprendere dagli altri.

La Lingua Italiana dei Segni è una lingua che richiama il canale visivo/gestuale, e “consente al bambino di imparare non solo apunto una lingua ma la capacità di percepire i messaggi espliciti e non, della comunicazione.”[1]

E’ stato davvero emozionante poter vedere e toccare con mano tutto questo. Vedere la concentrazione e la dedizione minuziosa che hanno questi bambini quando lavorano, è un’esperienza fantastica che spero di essere riuscita a trasmettervi con questo mio articolo!

Mi piacerebbe concludere con questa frase che racchiude esattamente quello che penso del Metodo Montessori e della sua grande validità: Non è il bambino ad adattarsi al metodo ma il metodo ad adattarsi al bambino” ovvero il Metodo come risposta congruente alle necessità della persona intesa  nella sua totalità.[2]

Ringrazio davvero di cuore Anna, che mi ha dato la possibilità di scrivere nel blog e di rendere pubblica questa mia grande esperienza.

 


[1] “Vita dell’infanzia”, Settembre/Ottobre 2015, p.49.


[2] “Vita dell’infanzia”, Settembre/Ottobre 2015, p.49.

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